Dall'oceanico Rock esotico di "Zenith / The Definitive Answer" all'epico finale di "Mp3!",
"Zenith" è un vero e proprio pugno in faccia a chi pensa che un album debba essere a tutti i
costi un prodotto commerciale, "usa e getta". Lord Bygon spazia tranquillamente e ferocemente tra tutti gli stili
possibili e immaginabili, con ardite incursioni nel Jazz ("E Chi Se No?", in cui appare un cast di jazzisti
da leccarsi i baffi: CM, Bill Lawrence, Bill Johnson e Filippo Bertacche), strizzate d'occhio al Pop Anni '60
(la brillante e cattiva "A Shower Of Blows") e svelandoci il suo amore per il Funk e l'R'n'B nelle
ferocissime "Take It Over" e "Coagulation", nonché nell'elegante "Joe The Killer".
Proprio quella sua maniera feroce di fottersene altamente di tutti gli schemi,
che ne contraddistingue la produzione musicale,
ha fatto di Lord Bygon un'icona dell'Indie Pop internazionale, e gioielli Jazz Fusion come la sorprendente
"Friction And Contradiction" (in 7/8) in cui vengono citati contemporaneamente Beatles, Sting e Steely Dan o
come lo stralunato Pop di "Hunger" ed "Onomatopoeically", quest'ultima senz'altro il brano più
accattivante e "politicamente scorretto" dell'album.
A fare di "Zenith" una piccola gemma non sono solo i brani, la cui intrinseca qualità è innegabile,
ma anche gli arrangiamenti, che riflettono appieno il gusto e l'amore di Lord Bygon per le armonie astruse,
difficili, spesso esplicitamente jazzy: anche nei brani più semplici ed orecchiabili come "Elegantly
Wasted" (unico brano a sfondo "politico" di Lord Bygon) e "Gorgeous Passion" compaiono tremendi
accordi di undicesima, sequenze armoniche ardite che fanno pensare che l'intento principale di Lord Bygon
sia quello di stupire l'ascoltatore, metterlo spalle al muro e catturare la sua attenzione dal primo all'ultimo
istante di ogni brano.
Certo, non si può non considerare l'amore di Lord Bygon per l'esagerazione, soprattutto quando indulge
nell'infarcire i brani di un'infinitą di tracce vocali (epici certi "coretti" di "Onomatopoeically",
"Take It Over" e "A Shower Of Blows"),
effetti speciali, tastiere anni '70, chitarre e soprattutto parti di basso convulse ed improntate a un
quasi insopportabile perfezionismo, improvvise battute da 6/4 o 7/8, settime maggiori laddove nessun altro
riuscirebbe a concepirle (e ne è tipico esempio l'introduzione classicheggiante di "Hunger":
probabilmente bisogna essere diplomati in composizione per capire cosa succede in quel punto).
Notevole autore, intelligente polistrumentista e vocalist di un certo spessore, Lord Bygon ci prende per mano
e ci accompagna là dove ben pochi osano, un mondo bizzarro ma di classe, dove ben poco è
lasciato al caso, quel "magico mondo di Lord Bygon" che stupirà qualcuno, farà infuriare molti e
colpirà tutti quanti, nel bene e nel male.
Tutto ciò rende lo stile di Lord Bygon fruibile a pochi, certo. Così sofisticato e lunatico da
ricordare il peggiore (o migliore, dipende dai punti di vista) Frank Zappa, ma non si può negare
l'estrema originalità di ogni brano e del relativo arrangiamento, soprattutto quello della misteriosa
Ghost Track che chiude l'album, inattesa ed affascinante.
L'ascolto di "Zenith" risulta quindi arduo e difficoltoso anche grazie alle mille citazioni dotte, agli omaggi
a una miriade di artisti che costituiscono il background culturale dell'autore, dai già citati Beatles e
Steely Dan passando per Sting, XTC, Burt Bacharach, il tutto miscelato in maniera originale ed irresistibile
con interventi di altri musicisti indipendenti, quali Jeza, i succitati CM, Bill Lawrence, Filippo Bertacche,
Helena Villa e Jeza, a fare di "Zenith" una piccola gemma nel suo genere.
The Leviathan, Luglio 2005
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