Dicembre 2002: dopo l’iniziale entusiasmo, vi fu un momento di perplessità. Ufficialmente, per il progetto discografico della mia Proba Socia erano stati scelti – e quindi dati all’Arranger perché provvedesse a una pre – produzione: “Ego“, “Tradimento” (scritta da S assieme a Sabrina Kabua), “Uranium Girl” e “Sometimes / I Wonder“; “The Edge Of My Mind“, invece, fu inserita nel progetto mesi dopo. La consegna quindi, era: continuare a scrivere.
Ma cosa? In quale stile? Che tipo di album deve essere? E quando si comincia il lavoro successivo? Quando si va alla SIAE a depositare?
Ecco, a queste domande non c’era risposta, perché allora non avevo accesso ad Est: avevo visto Chi Di Dovere una sola volta (a suonare in “Uranium Girl“, per cui tutte le disposizioni superiori erano filtrate dalla suddetta Socia. Io, per altro, non volevo apparire lo spaccapalle che fa sempre e solo un sacco di domande, e mi ritrovai costretto ad interpretare questa assenza di disposizioni come una totale liberta d’azione. E fu la mia personale mossa vincente, perché questo mi spinse a continuare a sperimentare nuove soluzioni, nuove idee.
Facendomi strada tra i mille impegni trovati alla Proba dal famigerato Amico Di Tutti, che con scuse più o meno valide la teneva lontana da ciò che stava primitivamente facendo (come ho già accennato, di lì a poco ci si mise anche l’altrettanto famigerata Regista), riuscii a portare a S un mio brano nuovo novento (nel frattempo c’era stato anche l’esperimento “Disease Of The World, totalmente da dimenticare): “Still Want To Love You“.
“Still Want To Love You” è uno di quei pezzilli – abbastanza tipici della mia produzione – Pop / R’n'B saltellanti con diecimila accordi e una melodia che nel ritornello si apre parecchio, e feci il grosso sbaglio di puntare tutto sull’estensione della mia Socia, che non molto tempo prima aveva dato il meglio di sé in “Take It Over“. Feci quindi i conti senza l’oste: il brano era in una tonalità scomodissima, e S usò tutta la sua arte, voce di testa, cazzilli vocali, di tutto e di più per eseguire il brano alla perfezione, e lo fece: ad ascoltare oggi quell’incisione nessuno direbbe che avevo costretto S a fare i salti mortali. Io fui felice del risultato ma mi sentii mostruosamente in colpa: avevo rischiato di far fare sproing alle più belle corde vocali d’Europa!
Il brano, dicevo, è molto piacevole all’ascolto, e storicamente è importante perché con esso mi decisi finalmente a lavorare in midi. Mancandomi una sound library decente, escogitai una strategia assolutamente assurda ma che funzionò perfettamente:
1. primo punto, collegai l’output midi della tastiera all’input dell’interfaccia midi collegata al mac facendo suonare a Nuendo il primo suonino midi che trovavo
2. quantizzai, misi a posto notine sgrause, ne aggiunsi altre con la matitina sul sequencer midi di Nuendo
3. collegai l’output dell’interfaccia midi all’input dello Yamaha Mu 128 perché questo eseguisse, finalmente con suoni decenti, la mia parte midi e, contemporaneamente,
4. essendo altresì collegato l’output audio dello Yamaha Mu 128 all’entrata audio della scheda audio del mac, registrai il tutto in audio, perfettamente a tempo e con un suono decente.
Ora, gli esperti diranno: ma che cazzo facevi? Ci sono metodiche molto più semplici. Oh lo so, ora le conosco (oltre ad avere, sempre ora, un oceano di suoni per le mie incisioni). Ma nel Dicembre 2002 non conoscevo nessuno che potesse insegnarmi come funzionasse l’incisione digitale, ed ero altresì troppo pigro per comprarmi libri o trovare tutorial su internet. Ci volle Reason, nella Primavera 2003 a farmi scoprire le gioie del midi. Mai soldi furono spesi meglio.
Ad ogni modo, l’assurda tecnica midi sovradescritta funzionò: finalmente produssi qualcosa che mi allontanò dal nomignolo che nel frattempo mi ero sentito affibbiato: “Sgroovy“; nel finale, peraltro, mi presi la microsoddisfazione (è di queste cose che è fatta la mia vita) di inserire il finale della defunta “Sometimes“, dando per altro un tocco particolare di R’n'B al tutto. Ovviamente, fu pollice verso anche per “Still Want To Love You”, e, com’è come non è, io ed S non ci rimettemmo al lavoro se non con l’Anno Nuovo.
In quel periodo cercai di fare un bilancio di quanto era successo negli ultimi 5 mesi del 2002 e, ovviamente, fu un bilancio alquanto positivo, anche se capivo che qualcosa mi sfuggiva, che c’erano dei meccanismi che dovevo ancora afferrare ed interpretare compiutamente, ma ci passai allegramente sopra, estremamente soddisfatto qual ero dell’estrema affinità che si era creata tra me e la Proba. Ci aspettava inoltre un 2003 denso di musica e di soddisfazioni.
Quale fu quindi il destino di “Still Want To Love You”?
Ovviamente, è rimasta inedita, e scommetto una palla che nessuno, a parte me, si ricorda più dell’esistenza di questo brano, che però verrà presto da me ripreso in mano per un riarrangiamento con nuovi suoni, s’intende, una tecnica di incisione molto ma di molto migliore e – toh! – la mia voce. Il brano – me lo devo – finirà su “Nadir“.