Posts Tagged ‘Muffaffè’

40) I Want You To

Friday, April 30th, 2010
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Bizzarro brano, “I Want You To“, nato nel Marzo 2004 col titolo provvisorio di “English Song” (e poi anche “I Don’t Know You“), che nel mio blog definii allora “scintillante e gioiosa”:

non assomiglia a niente di ciò che io e S abbiamo scritto in più di un anno e mezzo ed ha alcune caratteristiche piuttosto bizzarre, a cominciare dall’avere le strofe in si (maggiore) e i ritornelli in do (maggiore)“, scrissi. Effettivamente era vero, stavamo sperimentando strade totalmente nuove e quel che era bello era che ogni singola sessione di lavoro era un divertimento unico.

Lo stimolo a scrivere, peraltro, era la ventilata possibilità di dare il nostro contributo al nuovo album di Mietta, che effettivamente aveva preso contatti con Chi Di Dovere per lavorare assieme, anni dopo “Daniela E’ Felice” (album piacevole ma inspiegabilmente sottovalutatissimo).

Certo, il disco di S aveva nella nostra mente l’assoluta priorità, ma anche “farci un nome” come autori certo non ci faceva schifo: per qualche settimana sembrò cosa fatta e anzi, S portò i nostri vecchi pezzi da Chi Di Dovere per farglieli riascoltare a questo esatto scopo. Come fu, come non fu, dopo un po’ di Mietta non si parlò più: si parlò di Torino 2006, invece. Ma questa è un’altra storia.

Dicevo di “I Don’t Know You”. La storia di questo brano che, a quanto pare, interessò grandemente Chi Di Dovere, fu piuttosto tormentata: nell’Estate di quell’anno ci fu chiesto di “provare” a cambiare la melodia del ritornello, che a quanto pareva “non funzionava gran che”, “non era forte come la strofa”. Ci provammo, ma non riuscimmo ad ottenere nulla di interessante tenendo fermi gli accordi. Beh, che problema c’era?, senza alcuna fatica cambiammo anche quelli, riscrivendo il ritornello daccapo e riuscendo perfino a renderlo più interessante nella parte finale. Fummo molto soddisfatti: finalmente eravamo riusciti a modificare qualcosa ottenendo un risultato che ci piacesse. Ma non piacque a Chi Di Dovere!, che anzi disse che in definitiva era migliore il ritornello della prima versione, bisognava solo “farci l’orecchio”. Nell’Agosto 2004 questi consegnò quindi la prima versione del brano all’Arranger, che per Settembre fu pronto con una sua versione del brano, praticamente uguale alla mia. Nel mio blog non lo scrissi, ma tra me e me mi ritrovai a pensare: “ma a che cazzo serve l’Arranger? Non basto io?“.

Il disco di Mietta, dunque, non si fece, e di “I Don’t Know You” non si parlò fino al Giugno – Luglio 2006 (si era nei giorni della nascita degli Zodiac e dell’inaugurazione del Muffaffè), quando decisi di far scrivere un testo alla prode Midori che, fino a quel momento, non aveva sbagliato un colpo (e non ne sbagliò mai, peraltro): in pochi giorni la nostra italonipponica preferita vergò l’efficace “I Want You To”. S, in men che non si dica, cantò il pregevole testo di Midori su una versione strumentale da me ben riveduta e corretta, con soddisfazione di tutti.

Il brano, nonostante la freschezza e il brio che lo permea fin dall’incipit, non è mai più stato preso in considerazione, ed è tuttora inedito.

10) Uranium Girl

Monday, March 1st, 2010
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Entusiasmo, si diceva. Ebbene sì, in quei giorni dell’Autunno 2002 l’entusiasmo regnava al punto tale che non mi rendevo conto di quante bistecche, io e la mia Socia, avremmo dovuto mangiare prima di arrivare a qualcosa di veramente fruttuoso e fruttifero: nonostante l’indubbia qualità dei brani prodotti fino a quel momento, non avevamo ancora neppure iniziato. Ad esempio, non avevamo ancora prodotto alcun brano forte, intendendo con questa espressione un brano di buona fattura che fosse anche commercially appealing, un vero e proprio singolo per il futuro disco solista di S (ancora se ne parlava seriamente…). “The Edge Of My Mind” e “Time” (altro brano in lavorazione in quei giorni) erano decisamente superiori alla media ma non “forti” abbastanza.

Il primo vero brano “forte” fu “Uranium Girl“, brano esplicitamente Dance (in quei giorni si pensava che il disco solista di S dovesse essere un disco Funk Soul Dance; nei mesi successivi, invece, si tornò a parlare di un progetto Latin, e anche per questo nei mesi successivi ebbi il compito di riarrangiare e dare un testo a “Besiño“) da noi scritto con la stessa tecnica che avevamo precedentemente adottato per “October Dance“: io, a casa mia, incidevo una base strumentale completa e lei, a casa sua (ma in mia presenza) si inventava una melodia che “ci stesse bene”. Allo stesso metodo, peraltro, siamo successivamente tornati di tanto in tanto: nel 2007, ad esempio, abbiamo sfornato “Starting Over“, brano decisamente sottovalutato.
A differenza di “October Dance”, nel quale mi divertii semplicemente a creare un’atmosfera acid jazzy con accordi di undicesima e qualche furente loop dance della mia Roland 909 (Reason non sapevo nemmeno cosa fosse, ai quei tempi), in “Uranium Girl” creai una struttura fatta di strofe e bridge con stacchi e momenti di pausa / attesa per i successivi ritornelli che volli fossero esplosivi. La base armonica del tutto, un’originalissima sequenza di accordi di cui vado estremamente fiero, che avevo concepito anni prima (1996) per il brano “Watermelon Woman” e che usai anche – ma in pochi se ne sono accorti – nella già citata “Starting Over”.
Altra importante differenza con “October Dance”: l’armonia del ritornello letteralmente non diede molta libertà melodica alla mia Socia: in pratica, la melodia del ritornello esisteva già, era dentro all’armonia. Lei la sentì subito e la fece sua.

Anche questo è un esplicito segno della magica comunione d’intenti e di musicalità tra me e S: io arrivo da lei con un’idea precisa in mente, ma non gliene faccio menzione; aspetto semplicemente che sia lei a tirarla fuori. Alcune volte lei, magicamente per l’appunto, tira fuori la stessa identica cosa che avevo in mente io. Altre volte lei s’inventa qualcosa di simile e addirittura migliore di ciò che alberga nei miei neuroni. Non esiste alcuna spiegazione scientifica per questo, e non posso nemmeno chiamarla affinità, perché, quanto a cultura e a ideazione musicale io e S siamo agli antipodi: i brani che scriviamo singolarmente sono quanto di più diverso possa esistere, anche se col tempo ognuno dei due ha di sicuro mutuato qualcosa dall’altro (capita, ad esempio, che io in un mio brano infili inconsciamente un occhipintismo, come ad esempio un giro dispari di battute o una battuta di cinque o sei quarti intercalata in una certa posizione; allo stesso modo, non è raro trovare un accordino beppesco a dieci dita in un suo brano!). Quando ci mettiamo a scrivere assieme, avviene un avvicinamento dei due cervelli e delle due musicalità: ognuno dei due si adatta all’altro, e ne nascono sempre brani interessanti.
Certo, può anche accadere che uno dei due tenda più o meno consciamente a prevalere sull’altro, ma è davvero raro che io e S litighiamo o discutiamo su un accordo o su una melodia.

Insomma, arrivai ai Made Up Eyes Studios con questa base Dance e lei, senza nemmeno ascoltarla dall’inizio alla fine, attaccò a cantarci sopra: in due ore il brano fu completo di voci, cori e tutto. Il titolo provvisorio fu “Radio time” dalle uniche parole in vero Inglese pronunciate da lei – e per inciso la parola “radio” compariva anche in “October Dance” – ma io, nei giorni successivi, ebbi l’idea di una radioactive girl ouranium girl, ossia una ragazza radioattiva, di uranio.
Nella mia mente, la protagonista del brano confessava il suo amore a un uomo dicendogli che da quando lui era comparso nella sua vita lei era diventata letteralmente radioattiva. Idea un po’ pazza, ma di sicuro diversa da quanto io avessi mai avuto in mente in precedenza.
Scrissi quindi un testo e feci cantare nuovamente il brano a S. Il titolo, allora, era “Radioactive Girl“, ma decidemmo testé di cambiarlo definitivamente in “Uranium Girl”. Al riascolto della nuova versione contenente il mio testo, fummo entrambi presi da brividi: il brano era tosto, coinvolgente; la melodia era orecchiabilissima, l’armonia interessante e velatamente jazzy, e, cosa più importante di tutte, “Uranium Girl”era un brano da ballare con entusiasmo.

La nostra impressione non era stata ingannevole: Chi Di Dovere ne fu molto impressionato e disse che “Uranium Girl” sarebbe stato un ottimo primo singolo per il disco di S. Unico neo, il mio testo non gli piacque gran che; in quei tempi io e S stavamo ancora lavorando con l’Amico Americano che già aveva scritto il testo di “Sometimes / I Wonder” e di “Ego“: decidemmo quindi di sottoporgli il brano, e lui in pochi giorni elaborò un testo di molto più interessante del mio (contenente anche dei doppi sensi! A me la cosa piacque: fosse per me infarcirei ogni brano di maialate mostruose!). Il testo dell’Amico Americano ricevette pollice alzato e Chi Di Dovere iniziò a lavorare su “Uranium Girl”: non essendo stato il brano inciso facendo uso del midi ed essendo le mie tracce audio totalmente fuori click – poi scoprii perché: il click della Roland 909 non è per nulla preciso!!! alla faccia di quanto mi era costata nel 1997, non poco! – fui finalmente chiamato a Est nello studio di Chi Di Dovere a suonare una nuova parte di piano. Era il Dicembre 2002, e in quell’occasione conobbi finalmente colui che in questo e negli altri blog chiamo “il Capo”, “Chi Di Dovere”, “Qualcuno Che Ne Sa Più Di Me” etc etc.

Nei mesi successivi sembrò davvero che “Uranium Girl”, “The Edge Of My Mind“, “Ego”, “Sometimes” ed altri brani come “Tradimento” potessero vedere in tempi brevi la luce su CD, e “Uranium Girl” fu affidata alle talentuose mani dell’Arranger che, dotato del file midi da me inciso nello studio di Chi Di Dovere, scrisse un arrangiamento totalmente adeso al mio: in pratica, non si inventò nulla di nuovo e, con mia grande sorpesa, lasciò intatti tutti i miei accordi del ritornello, così caratteristici e così particolari da non dare a nessuno la benché minima possibilità di cambiarli. Erano i primi mesi del 2003, e io nel frattempo ero entrato a pieno titolo nell’Acoustic Family, l’allora band di S capitanata dall’ottimo chitarrista Andrea Bettelli. Tra l’altro, io fui presente nello studio dell’Arranger mentre la mia Socia eseguiva una ovviamente ragguardevole performance vocale di “Uranium Girl” col testo dell’Amico Americano, e non persi l’occasione di osservare attentamente il modo in cui l’Arranger lavorava: io allora ero ancora totalmente alle prime armi in fatto di incisione digitale, e di certo la ricchezza della strumentazione del suo studio mi spaventò alquanto, ma proprio nel corso di quella sessione di lavoro (a ciò aggiungiamo le similari sessioni per “Sometimes / I Wonder”, “Ego” e “The Edge Of My Mind”) cominciai ad imparare un sacco di cose che mi furono più che utili successivamente, ossia da Aprile 2003, quando finalmente acquistai due software che ora sono per me indispensabili: NuendoReason.

Di “Uranium Girl” (come di tanti altri brani e come anche del progetto discografico di S), non si parlò più fino all’Autunno 2006, quando – mesi e mesi prima dell’affacciarsi nelle nostre vite del “Progetto C” – S pensò seriamente alla possibilità di allestire un progetto discografico Funk Dance per gli Zodiac, il nostro nuovo gruppo, fondato nell’Estate precedente e che in quei giorni era la resident band del Muffaffè. Tra i brani che io e S scegliemmo per un futuribile discorso discografico per gli Zodiac c’era anche “Uranium Girl”, che però, sia nella nostra primitiva versione del 2002, sia in quella riarrangiata dall’Arranger nel 2003, era decisamente troppo Techno – House per andare d’accordo con lo stile della band.
Fu quindi mia decisione e mia premura incidere una terza versione del brano a una velocità minore (115 bpm contro gli originali 130).
Il lavoro fu piuttosto massacrante, perché l’Arranger, che nel frattempo era letteralmente sparito dalla circolazione, non ci aveva fornito le tracce vocali che erano state incise tre anni e mezzo prima nel suo studio; parimenti, le tracce vocali precedentemente incise ai Made Up Eyes Studios non esistevano più (morte in uno dei troppi crash dell’eMac della mia Socia). Tutto quello che possedevo nei miei CD di backup erano le tracce vocali della versione col mio testo incisa nell’Autunno 2002. All’ascolto fui preso da sconforto scoramento e raccapriccio: quelle tracce vocali erano state incise altissime, per cui il suono era spesso ampiamente distorto; erano – ovviamente – a 130 bpm (circa 130 bpm, per l’esattezza, fanculo alla Roland 909!!); la mia Socia, inoltre, aveva cantato senza cuffie, per cui nel sottofondo c’era, ben udibile, la vecchia base strumentale. Era da pazzi tentare di intraprendere un lavoro simile? Sì, lo era, ma qualcuno doveva pur farlo.
Provai dapprima a rallentare la tracce vocali di S da 130 a 115 bpm, ma anche l’ottimo Nuendo non mi consentì di trarne qualcosa di utilizzabile: la cattiva qualità delle tracce stesse e la presenza della disturbante vecchia base in sottofondo produrono un effetto decisamente orrendo quando portai il tutto a 115. L’unica possibilità era spostare sulla griglia tutte le sillabe del cantato di S. Ci vollero ore, ma ce la feci.
La seconda cosa da fare fu migliorare la qualità delle tracce vocali, eliminando tutti i “bonk”, tutti i respiri stertorosi di S e minimizzare il disturbo dato dalla vecchia base strumentale ancora presente in sottofondo: lavorando di gain e di equalizzazione frase per frase ottenni delle tracce vocali finalmente adatte allo scopo, e su queste allestii la nuova base strumentale, che, dovendo essere ben più Funky di tutte le altre, arricchii con un Clavinet Wah Wah e di cori che non esistevano in nessuna delle versioni precedenti (li cantai io, beninteso!). Decisi inoltre di tenere buono quello che aveva fatto l’Arranger nella sua versione del 2003, ossia un ostinato di archi nell’ultimo bridge prima del finale, e ne venne fuori qualcosa di davvero buono. Non buono come l’avevo in mente, però. Mancava qualcosa. E capii velocemente cos’era quel qualcosa: mancava una chitarra funky.

Fu così che chiamai ai Genius Studios l’immane eroe della chitarra, Manfredi “Munphrey” Tumminello, che in pochissime ore carpì e capì perfettamente lo spirito e l’armonia del brano ed incise una parte di chitarra semplicemente perfetta. Ora sì, “Uranium Girl” era come avrebbe dovuto essere fin dal principio. E’ vero, io stesso la avevo concepita come un brano House a 130 bpm, ma in quella nuova versione del 2006 era mille volte meglio.
Con mia enorme sorpresa, a S questa versione di “Uranium Girl” non piacque. Incredibilmente la trovò “troppo lenta”. E “troppo lenta” risultò anche alle orecchie di Chi Di Dovere. Trovai la cosa molto strana: nelle nostre intenzioni il disco degli Zodiac doveva rifarsi agli anni ‘70, giusto? Bene. Ora, vi do un premio se mi trovate un brano dance degli anni ‘70 a 130 bpm. Niente premio: negli anni ‘70, 130 bpm erano una velocità impensabile (magari per gli Area no, ma non volevamo certo fare della Progressive!!)

Quando nella Primavera 2007 si è iniziato a parlare del “Progetto C”, “Uranium Girl” vi è stato inserito senza indugio e nella Primavera del 2009 – purtroppo mantenendo lo scheletro costituito dall’originale sfortunato arrangiamento del 2002 – si è iniziato a lavorare alla quarta versione del brano, il cui nuovo titolo è “Live Like A Child“. Il brano nella veste attuale – da me ascoltata in anteprima in studio nel Giugno 2009 – è ancora trascinante e può solo migliorare; io, però, continuo a preferirlo più lento e più R’n'B. Chi vivrà vedrà, e ascolterà. Forse.

R.I.P Zodiac

Thursday, February 19th, 2009
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E’ con nessun piacere che Vi notifico con la presente l’annullamento del previsto Live Show dei redivivi Zodiac al Muffaffè Music Palace del 24 Febbraio 2009.

Probabilmente non è corretto parlare di decesso del favoloso gruppo capitanato dalla Proba S e da me; è perciò preferibile parlare di lenta e penosa agonia.

Un tempo avrei fatto di tutto per evitarlo. Ora mi ritroverei da solo a salvare l’insalvabile. Chiedetemi quanta voglia io senta di fare una cosa simile sapendo di essere l’unico a volere che gli Zodiac sopravvivano.

E’ stato bello, però.

Vorrei essere smentito, ma questo presupporrebbe che ci fosse qualcuno a farlo.

Evidentemente Live

Wednesday, July 23rd, 2008
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Zodiac @ Muffaffè Music Palace, Forlì, Piazza XX Settembre, h 21


Sara 6, voce, Lord Bygon: tastiere e voce, Elisabetta “Bez” Dallargine, voce – Andrea Nardinocchi, voce – Fabio “Fabulous” Biagi: batteria – Paolo “Pau” La Ganga: chitarra – Giorgio Santisi: basso – Alberto “The Wolf” Linari: giaccaglia.


Accorri numeroso.

Light Zodiac Live – “Play That Funky Music”

Friday, January 18th, 2008
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Live @ Muffaffè

Light Zodiac Live – “It’s Raining Men”

Thursday, January 10th, 2008
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Live @ Muffaffè Music Palace

Light Zodiac live – “You Make Me Feel Like A Natural Woman”

Wednesday, January 9th, 2008
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Live @ Muffaffè

Light Zodiac – Aquarius, 31 Dicembre 2008

Sunday, January 6th, 2008
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Dal fantasmagorico Capodanno 2008 al Muffaffè!

Sara 6, voce - Lord Bygon, voce - Elisabetta “Bez” Dallargine, voce -Andrea Nardinocchi, voce - Alberto “The Wolf” Linari, piano

Recensionciucola E Ripresa Delle Ostilità

Saturday, January 5th, 2008
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Onore e gloria ai pochi che hanno notato che non ho minimamente recensito il live di Capodanno dei prodi Light Zodiac al Muffaffè, e cazzi loro anche, perché lo faccio adesso: di fronte a un pubblico che forse si aspettava tutt’altro (e che invece si è ritrovato uno spettacolo con i fiocchi e i controfiocchi, ossia di qualità suprema, non ci son cristi) il quintetto delle meraviglie (più, in alcuni brani, Fabio col suo camion :) ) ha preso in mano la situazione, tastato il polso al pubblico stesso e, accortosi che quest’ultimo non aveva richieste particolari (probabilmente per qualche carenza organica) lo ha bellamente e felicemente plagiato, obbligandolo ad amarci, venerarci e a chiederci una quarantina di bis (tutti eseguiti, beninteso); il risultato, divertimento assoluto per tutti: noi e loro. Improvvisazioni al limite dell’ineffabile, vocalismi sovrumani e anche disumani, scherzi e lazzi sul palco, sorrisi perfino spontanei, cambi di tonalità e, ovviamente, un Alby The Wolf più ispirato che mai. E’ stato bello.


Ora però si ritorna al lavoro, e la richiesta avanzatami dalla mia Socia è stata breve e stringata: “Fai qualcosa alla Buscaglione“. Siccome non credo intendesse di andare a schiantarmi con la macchina, vado or ora ad iniziare a produrre uno swing bello veloce e jazzante, anche perché di brani di Buscaglione ne conosco solo due. E dubito che S intendesse “Guarda Che Luna“.

Light Zodiac Live – “Aquarius”

Friday, January 4th, 2008
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Live @ Muffaffè, Capodanno 2008

Light Zodiac Live: “Lady Marmalade”

Saturday, December 22nd, 2007
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Light Zodiac Live – “September”

Friday, December 21st, 2007
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Dove? Ma al Muffaffè Music Palace, perbaccolina.

Light Zodiac live – “Night Fever”

Thursday, December 20th, 2007
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Dal vivo al Muffaffè, ovviamente.

Light Zodiac Live – “Celebration”

Wednesday, December 19th, 2007
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Accorri Numeroso

Saturday, December 15th, 2007
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Light Zodiac Praticamente Live!!!


Muffaffè Music Palace, P.zza XX Settembre 4, Forlì

Domani, Domenica 16 Dicembre 2007, h 18.30


Light Zodiac: Sara 6: vocals, Lord Bygon: vocals, Elisabetta “Bez” Dallargine: vocals, Andrea Nardinocchi: vocals, Alberto “The Wolf” Linari: giaccaglia.

Vieni. Ti piacerà.

Light Zodiac Live – “As”

Friday, December 14th, 2007
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Live @ Muffaffè!