Eppure ce la stavamo mettendo tutta, e da “Every Day” in poi non stavamo sbagliando un colpo: brani di buona fattura, piacevoli all’ascolto, interessanti, originali, bizzarri. Siccome non potevo permettermi di dare la colpa a nessun altro (era impensabile che non ci fosse una seria intenzione di lavorare al secondo CD solista della mia Socia!), pensai seriamente che fosse colpa nostra.
Non stavamo scrivendo brani di qualità sufficiente. Probabilmente sì – e questo era quello che ci dicevano tutti -, stavamo scrivendo cose migliori di parte del materiale che radio e tv propinavano al pubblico, ma forse potevamo – e dovevamo – fare di più. Di più e meglio. Spremerci come limoni. Io lo feci, e la mia Proba Socia anche. Arrivammo entrambi a superare le dodici ore al giorno attaccati al computer. Dei due, il vero recluso e stakanovista ero io, perché ai tempi stavano ancora imperversando l’Uomo Orrendo e la famigerata Regista a far perdere tempo prezioso a S con le loro cazzate. Pensai però che brani sempre migliori potessero addirittura non bastare: probabilmente a Chi Di Dovere sembravamo ancora due cazzoni di qualche talento che giochicchiavano a fare il duo di autori: iniziai quindi la mia – fallimentare – campagna contro il fake english, contro i brani non adeguatamente arrangiati e contro l’abbondanza di brani ammanniti tutti in una volta a Chi Di Dovere:
1. il fake english era carino, ma da un lato ero stufo dei soliti aidonbilivit e aigannauei: brani bellissimi ma in finto inglese erano oggettivamente d’una tristezza incredibile. Inoltre, seppur io e S fossimo due musicisti di discreta inventiva, come autori di testi eravamo ancora molto, molto indietro. Riuscii quindi a convincere a S a dotare di un testo tutti i nostri migliori brani, prima ancora di sottoporli all’esame di Chi Di Dovere. Fino ad allora, avevamo dato un testo ai soli brani che lui aveva scelto per il disco di S (e per certi brani scrivemmo un numero esorbitante di testi prima di ricevere il definitivo pollice alzato), e col tempo riusciva sempre più difficile sia a S che a me capire se Chi Di Dovere ritenesse un certo brano papabile o no. D’ora in poi, ci ripromettemmo, se un pezzo è valido gli si scrive un testo SUBITO.
2. insistetti moltissimo, fino al limite del litigio, per smetterla di portare a Chi Di Dovere brani arrangiati male, con tracce vocali infarcite fino all’inverosimile di fastidiosissimi riverberi, senza uno straccio di parte di basso, con armonie non sufficientemente sviluppate. Che voi ci crediate o no, S aveva portato a Chi Di Dovere incisioni a dir poco indecenti, inascoltabili, col presupposto che “lui avrebbe apprezzato un pezzo anche cantato a rutti e suonato con una chitarra senza una corda”. Sarà stato anche vero, ma noi dovevamo dimostrare di avere una completa padronanza dei nostri mezzi, di saperci fare, di non essere due coglioncetti qualsiasi: un brano ben arrangiato avrebbe potuto colpirlo fin da subito. S non fu per nulla d’accordo.
3. S non scriveva solo con me. Scriveva molto, moltissimo anche da sola: quando si recava a Forlì a far ascoltare materiale, quindi, andava da Chi Di Dovere con dieci, dodici brani alla volta: troppi, un vero e proprio pastone di pezzi buoni e meno buoni, arrangiati bene, benino e malissimo, fatto di brani miei, suoi, nostri, con l’aggiunta di brani scritti con la Regista per l’improbabile progetto a cui lei e S stavano lavorando. L’attenzione di Chi Di Dovere rischiava di andarsene a ramengo all’ascolto del terzo brano, e questo era pericolosissimo. Inoltre, io tenevo sopra a ogni altra cosa che il “nostro” repertorio fosse tenuto distinto da tutto il resto. Le chiesi quindi esplicitamente di limitare i CD che portava a Forlì a quattro o cinque pezzi alla volta, i migliori, eseguiti ed arrangiati decentemente, se possibile già dotati di un testo. Le chiesi inoltre, siccome andava a Forlì due – tre volte alla settimana, di “suddividere” gli ascolti: una volta i pezzi nostri, una volta i pezzi suoi, una volta i pezzi scritti con altri. Non mi ascoltò, continuando imperterrita ad andarsene a Forlì a propinare a Chi Di Dovere anche sessanta minuti di musica alla volta: la buona frammista alla meno buona mischiata alla per niente buona. Un calderone di roba difficilmente digeribile da chiunque.
Intanto bisognava continuare a produrre, e come mi ero promesso di fare, portai a S un vecchio testo rifiutato da Chi Di Dovere, quello di “Ego” risalente all’Autunno 2002 e contenente la magica parola “mawkishness“. E quel giorno della Primavera 2004, nacque “Ego Bis“, pezzillo intrigante piuttosto semplice e lineare e così esplicitamente 70’s e, dietro richiesta della stessa S, con un arrangiamento pulito, quasi ridotto all’osso (e da me mantenuto tale negli anni) e, ovviamente, qualche piccola, piccolissima sorpresa qua e là (incluso un bizzarrissimo middle eight che, sì, se lo conti in quattro è di otto battute, ma in realtà ne contiene da 6/4!). Il risultato non piacque gran che al sottoscritto (mentre la mia Socia ne fu invece entusiasta), perché, come scrissi all’epoca, “ho cercato di non appesantire il pezzo con i miei soliti accordini jazzy, e mi sono attenuto alle richieste di S, ma come brava gente mi ha confermato, la nuova “Ego” non ha sufficiente tiro, perché è un ibrido tra ciò che vorrei fare e ciò che altri vorrebbero che facessi.“, ma ero comunque soddisfatto perché eravamo riusciti a dare nuova vita al mio vecchio testo, che altrimenti se ne sarebbe rimasto in un cassetto. E poi hey, il brano piacque a Chi Di Dovere, che però – ahi – ci chiese di riscrivere una minuscola porzione del ritornello, quella parte in cui la melodia “scende”, un’inezia da neanche quattro battute.
Ci ritrovammo quindi io e la Proba Socia a cambiare quelle quattro battute, e riproponemmo il brano a Chi Di Dovere, che lo affidò all’Arranger, con mia grande sorpresa. Non mi aspettavo infatti che “Ego Bis” avesse le qualità per entrare nella playlist dell’album di S, anzi io stesso lo consideravo molto meno valido di tante altre cose che avevamo fatto da due anni a quella parte. Probabilmente anche l’Arranger lo pensava, perché produsse una delle robe più deprimenti del mondo (mai come il lavoro veramente inascoltabile che fece per “Hot Dog“, ma la direzione era quella), che contribuì al successivo oblio di “Ego Bis”, che rimase nel limbo fino al 2007, quando fu momentaneamente inserita, col provvisorio titolo di “Superstar”, nell’elenco dei brani del “Progetto C“, ed addirittura fu inserita nell’ascolto ufficiale per gli artisti coinvolti nel progetto stesso (Zodiac compresi).
Ora, io non ricordo se “Ego Bis” faccia ancora parte del Progetto C – che stenta non solo a partire, ma anche a sopravvivere nelle intenzioni di chi lo ha fatto partire. E non penso che la cosa abbia più neanche tutta questa importanza.