Entusiasmo, si diceva. Ebbene sì, in quei giorni dell’Autunno 2002 l’entusiasmo regnava al punto tale che non mi rendevo conto di quante bistecche, io e la mia Socia, avremmo dovuto mangiare prima di arrivare a qualcosa di veramente fruttuoso e fruttifero: nonostante l’indubbia qualità dei brani prodotti fino a quel momento, non avevamo ancora neppure iniziato. Ad esempio, non avevamo ancora prodotto alcun brano forte, intendendo con questa espressione un brano di buona fattura che fosse anche commercially appealing, un vero e proprio singolo per il futuro disco solista di S (ancora se ne parlava seriamente…). “The Edge Of My Mind” e “Time” (altro brano in lavorazione in quei giorni) erano decisamente superiori alla media ma non “forti” abbastanza.
Il primo vero brano “forte” fu “Uranium Girl“, brano esplicitamente Dance (in quei giorni si pensava che il disco solista di S dovesse essere un disco Funk Soul Dance; nei mesi successivi, invece, si tornò a parlare di un progetto Latin, e anche per questo nei mesi successivi ebbi il compito di riarrangiare e dare un testo a “Besiño“) da noi scritto con la stessa tecnica che avevamo precedentemente adottato per “October Dance“: io, a casa mia, incidevo una base strumentale completa e lei, a casa sua (ma in mia presenza) si inventava una melodia che “ci stesse bene”. Allo stesso metodo, peraltro, siamo successivamente tornati di tanto in tanto: nel 2007, ad esempio, abbiamo sfornato “Starting Over“, brano decisamente sottovalutato.
A differenza di “October Dance”, nel quale mi divertii semplicemente a creare un’atmosfera acid jazzy con accordi di undicesima e qualche furente loop dance della mia Roland 909 (Reason non sapevo nemmeno cosa fosse, ai quei tempi), in “Uranium Girl” creai una struttura fatta di strofe e bridge con stacchi e momenti di pausa / attesa per i successivi ritornelli che volli fossero esplosivi. La base armonica del tutto, un’originalissima sequenza di accordi di cui vado estremamente fiero, che avevo concepito anni prima (1996) per il brano “Watermelon Woman” e che usai anche – ma in pochi se ne sono accorti – nella già citata “Starting Over”.
Altra importante differenza con “October Dance”: l’armonia del ritornello letteralmente non diede molta libertà melodica alla mia Socia: in pratica, la melodia del ritornello esisteva già, era dentro all’armonia. Lei la sentì subito e la fece sua.
Anche questo è un esplicito segno della magica comunione d’intenti e di musicalità tra me e S: io arrivo da lei con un’idea precisa in mente, ma non gliene faccio menzione; aspetto semplicemente che sia lei a tirarla fuori. Alcune volte lei, magicamente per l’appunto, tira fuori la stessa identica cosa che avevo in mente io. Altre volte lei s’inventa qualcosa di simile e addirittura migliore di ciò che alberga nei miei neuroni. Non esiste alcuna spiegazione scientifica per questo, e non posso nemmeno chiamarla affinità, perché, quanto a cultura e a ideazione musicale io e S siamo agli antipodi: i brani che scriviamo singolarmente sono quanto di più diverso possa esistere, anche se col tempo ognuno dei due ha di sicuro mutuato qualcosa dall’altro (capita, ad esempio, che io in un mio brano infili inconsciamente un occhipintismo, come ad esempio un giro dispari di battute o una battuta di cinque o sei quarti intercalata in una certa posizione; allo stesso modo, non è raro trovare un accordino beppesco a dieci dita in un suo brano!). Quando ci mettiamo a scrivere assieme, avviene un avvicinamento dei due cervelli e delle due musicalità: ognuno dei due si adatta all’altro, e ne nascono sempre brani interessanti.
Certo, può anche accadere che uno dei due tenda più o meno consciamente a prevalere sull’altro, ma è davvero raro che io e S litighiamo o discutiamo su un accordo o su una melodia.
Insomma, arrivai ai Made Up Eyes Studios con questa base Dance e lei, senza nemmeno ascoltarla dall’inizio alla fine, attaccò a cantarci sopra: in due ore il brano fu completo di voci, cori e tutto. Il titolo provvisorio fu “Radio time” dalle uniche parole in vero Inglese pronunciate da lei – e per inciso la parola “radio” compariva anche in “October Dance” – ma io, nei giorni successivi, ebbi l’idea di una radioactive girl ouranium girl, ossia una ragazza radioattiva, di uranio.
Nella mia mente, la protagonista del brano confessava il suo amore a un uomo dicendogli che da quando lui era comparso nella sua vita lei era diventata letteralmente radioattiva. Idea un po’ pazza, ma di sicuro diversa da quanto io avessi mai avuto in mente in precedenza.
Scrissi quindi un testo e feci cantare nuovamente il brano a S. Il titolo, allora, era “Radioactive Girl“, ma decidemmo testé di cambiarlo definitivamente in “Uranium Girl”. Al riascolto della nuova versione contenente il mio testo, fummo entrambi presi da brividi: il brano era tosto, coinvolgente; la melodia era orecchiabilissima, l’armonia interessante e velatamente jazzy, e, cosa più importante di tutte, “Uranium Girl”era un brano da ballare con entusiasmo.
La nostra impressione non era stata ingannevole: Chi Di Dovere ne fu molto impressionato e disse che “Uranium Girl” sarebbe stato un ottimo primo singolo per il disco di S. Unico neo, il mio testo non gli piacque gran che; in quei tempi io e S stavamo ancora lavorando con l’Amico Americano che già aveva scritto il testo di “Sometimes / I Wonder” e di “Ego“: decidemmo quindi di sottoporgli il brano, e lui in pochi giorni elaborò un testo di molto più interessante del mio (contenente anche dei doppi sensi! A me la cosa piacque: fosse per me infarcirei ogni brano di maialate mostruose!). Il testo dell’Amico Americano ricevette pollice alzato e Chi Di Dovere iniziò a lavorare su “Uranium Girl”: non essendo stato il brano inciso facendo uso del midi ed essendo le mie tracce audio totalmente fuori click – poi scoprii perché: il click della Roland 909 non è per nulla preciso!!! alla faccia di quanto mi era costata nel 1997, non poco! – fui finalmente chiamato a Est nello studio di Chi Di Dovere a suonare una nuova parte di piano. Era il Dicembre 2002, e in quell’occasione conobbi finalmente colui che in questo e negli altri blog chiamo “il Capo”, “Chi Di Dovere”, “Qualcuno Che Ne Sa Più Di Me” etc etc.
Nei mesi successivi sembrò davvero che “Uranium Girl”, “The Edge Of My Mind“, “Ego”, “Sometimes” ed altri brani come “Tradimento” potessero vedere in tempi brevi la luce su CD, e “Uranium Girl” fu affidata alle talentuose mani dell’Arranger che, dotato del file midi da me inciso nello studio di Chi Di Dovere, scrisse un arrangiamento totalmente adeso al mio: in pratica, non si inventò nulla di nuovo e, con mia grande sorpesa, lasciò intatti tutti i miei accordi del ritornello, così caratteristici e così particolari da non dare a nessuno la benché minima possibilità di cambiarli. Erano i primi mesi del 2003, e io nel frattempo ero entrato a pieno titolo nell’Acoustic Family, l’allora band di S capitanata dall’ottimo chitarrista Andrea Bettelli. Tra l’altro, io fui presente nello studio dell’Arranger mentre la mia Socia eseguiva una ovviamente ragguardevole performance vocale di “Uranium Girl” col testo dell’Amico Americano, e non persi l’occasione di osservare attentamente il modo in cui l’Arranger lavorava: io allora ero ancora totalmente alle prime armi in fatto di incisione digitale, e di certo la ricchezza della strumentazione del suo studio mi spaventò alquanto, ma proprio nel corso di quella sessione di lavoro (a ciò aggiungiamo le similari sessioni per “Sometimes / I Wonder”, “Ego” e “The Edge Of My Mind”) cominciai ad imparare un sacco di cose che mi furono più che utili successivamente, ossia da Aprile 2003, quando finalmente acquistai due software che ora sono per me indispensabili: Nuendo e Reason.
Di “Uranium Girl” (come di tanti altri brani e come anche del progetto discografico di S), non si parlò più fino all’Autunno 2006, quando – mesi e mesi prima dell’affacciarsi nelle nostre vite del “Progetto C” – S pensò seriamente alla possibilità di allestire un progetto discografico Funk Dance per gli Zodiac, il nostro nuovo gruppo, fondato nell’Estate precedente e che in quei giorni era la resident band del Muffaffè. Tra i brani che io e S scegliemmo per un futuribile discorso discografico per gli Zodiac c’era anche “Uranium Girl”, che però, sia nella nostra primitiva versione del 2002, sia in quella riarrangiata dall’Arranger nel 2003, era decisamente troppo Techno – House per andare d’accordo con lo stile della band.
Fu quindi mia decisione e mia premura incidere una terza versione del brano a una velocità minore (115 bpm contro gli originali 130).
Il lavoro fu piuttosto massacrante, perché l’Arranger, che nel frattempo era letteralmente sparito dalla circolazione, non ci aveva fornito le tracce vocali che erano state incise tre anni e mezzo prima nel suo studio; parimenti, le tracce vocali precedentemente incise ai Made Up Eyes Studios non esistevano più (morte in uno dei troppi crash dell’eMac della mia Socia). Tutto quello che possedevo nei miei CD di backup erano le tracce vocali della versione col mio testo incisa nell’Autunno 2002. All’ascolto fui preso da sconforto scoramento e raccapriccio: quelle tracce vocali erano state incise altissime, per cui il suono era spesso ampiamente distorto; erano – ovviamente – a 130 bpm (circa 130 bpm, per l’esattezza, fanculo alla Roland 909!!); la mia Socia, inoltre, aveva cantato senza cuffie, per cui nel sottofondo c’era, ben udibile, la vecchia base strumentale. Era da pazzi tentare di intraprendere un lavoro simile? Sì, lo era, ma qualcuno doveva pur farlo.
Provai dapprima a rallentare la tracce vocali di S da 130 a 115 bpm, ma anche l’ottimo Nuendo non mi consentì di trarne qualcosa di utilizzabile: la cattiva qualità delle tracce stesse e la presenza della disturbante vecchia base in sottofondo produrono un effetto decisamente orrendo quando portai il tutto a 115. L’unica possibilità era spostare sulla griglia tutte le sillabe del cantato di S. Ci vollero ore, ma ce la feci.
La seconda cosa da fare fu migliorare la qualità delle tracce vocali, eliminando tutti i “bonk”, tutti i respiri stertorosi di S e minimizzare il disturbo dato dalla vecchia base strumentale ancora presente in sottofondo: lavorando di gain e di equalizzazione frase per frase ottenni delle tracce vocali finalmente adatte allo scopo, e su queste allestii la nuova base strumentale, che, dovendo essere ben più Funky di tutte le altre, arricchii con un Clavinet Wah Wah e di cori che non esistevano in nessuna delle versioni precedenti (li cantai io, beninteso!). Decisi inoltre di tenere buono quello che aveva fatto l’Arranger nella sua versione del 2003, ossia un ostinato di archi nell’ultimo bridge prima del finale, e ne venne fuori qualcosa di davvero buono. Non buono come l’avevo in mente, però. Mancava qualcosa. E capii velocemente cos’era quel qualcosa: mancava una chitarra funky.
Fu così che chiamai ai Genius Studios l’immane eroe della chitarra, Manfredi “Munphrey” Tumminello, che in pochissime ore carpì e capì perfettamente lo spirito e l’armonia del brano ed incise una parte di chitarra semplicemente perfetta. Ora sì, “Uranium Girl” era come avrebbe dovuto essere fin dal principio. E’ vero, io stesso la avevo concepita come un brano House a 130 bpm, ma in quella nuova versione del 2006 era mille volte meglio.
Con mia enorme sorpresa, a S questa versione di “Uranium Girl” non piacque. Incredibilmente la trovò “troppo lenta”. E “troppo lenta” risultò anche alle orecchie di Chi Di Dovere. Trovai la cosa molto strana: nelle nostre intenzioni il disco degli Zodiac doveva rifarsi agli anni ‘70, giusto? Bene. Ora, vi do un premio se mi trovate un brano dance degli anni ‘70 a 130 bpm. Niente premio: negli anni ‘70, 130 bpm erano una velocità impensabile (magari per gli Area no, ma non volevamo certo fare della Progressive!!)
Quando nella Primavera 2007 si è iniziato a parlare del “Progetto C”, “Uranium Girl” vi è stato inserito senza indugio e nella Primavera del 2009 – purtroppo mantenendo lo scheletro costituito dall’originale sfortunato arrangiamento del 2002 – si è iniziato a lavorare alla quarta versione del brano, il cui nuovo titolo è “Live Like A Child“. Il brano nella veste attuale – da me ascoltata in anteprima in studio nel Giugno 2009 – è ancora trascinante e può solo migliorare; io, però, continuo a preferirlo più lento e più R’n'B. Chi vivrà vedrà, e ascolterà. Forse.