Posts Tagged ‘Alby Grassigli’

Ritorno All’Antico

Thursday, August 5th, 2010
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O forse all’antichissimo?

Mentre da un lato la buona S tenta di rivendicare il lavoro di dieci anni (dieci? sì) prendendo sotto la propria ala il giovanissimo G (vero talento cristallino, e proprio per questo anche troppo facilmente bruciabile, e lo dico facendo scongiuri sonanti) affidandogli la nostra (mia, sua e di Midori – non dimentichiamoci di Midori, che nel suo vivido entusiasmo – roba rara oggidì – si è innamorata di “Cercando” e vuole farne un capolavorino della letteratura anglosassone) “Feeling Blue” portata quattro semitoni sotto – per il qual motivo mi accingo a reincidere la base quasi daccapo -, da un altro cantone si risveglia dopo anni (nove? sì) di torpore la Coppia Gambino – Grassigli con un nuovo progettino mica male: già il primo brano è al 100% in the works, col titolo “Nobody’s Doll“, un gioiellino (”fresco”, come un buffo personaggio finito nel nulla lo avrebbe definito) nel più puro Alby – style, a cui io ho fornito un testo infarcito di un po’ di tutto. Come sempre, chi vivrà vedrà, le aspettative sono quello che sono ma il pensiero di ritornare a fare musica nel precipuo scopo di “fare qualcosa di intrinsecamente bello” mi sconfinfera, m’aggrada, mi garba e suscita in me un sorriso da orecchio a orecchio. Cosa che invece l’idea di macinare musica per Qualcuno che neanche si ricorda più quali fossero i progetti originali non mi provoca minimamente. E ho già detto anche troppo.

36) More

Thursday, April 22nd, 2010
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E finalmente, nel 2004 io ebbi libero accesso ai Pig Sound Studios, soprattutto dopo che – come i migliori di voi sanno – subito prima di Natale ero riuscito a radunare una ventina abbondante di coristi del Collegium Musicum per  lavorare alla sfortunata “The Answer’s Within” (vedi relativo post), ed ebbi occasione di vedere che, tra una sessione e l’altra delle incisioni per il primo disco Pop di un Famosissimo Artista Modenese (proprio lui), i lavori per i nostri progetti non erano per nulla fermi: le pre – produzioni dell’Arranger stavano pian piano subendo ulteriori trasformazioni, alcune addirittura totalmente al di là delle mie più rosee aspettative.

Dal novero dei brani ufficialmente scelti per il disco di S, però, erano state depennate “Tradimento“, “Free Sailing” ed “Ego“: urgevano quindi nuovi pezzi.

A tal uopo, in quel Gennaio 2004 nacque “More“; Alby arrivò da me con il brano quasi completo, e sul mio Reason arricchimmo assieme l’arrangiamento della base, che portammo ai Made Up Eyes Studios, dove Alby e S scrissero assieme la melodia (io mi astenni dal fare alcunché, curioso di vedere cosa avrebbero fatto assieme il mio granitico Cugino e la mia valente Socia): mi portai quindi via il mio bravo CD con il brano in finto Inglese e scrissi il testo in perfetta solitudine. Completato il quale, tornai con Alby a Cadriano dove la Proba incise la sua brava serie di tracce vocali in Inglese (stavolta vero). In quel suo stile Modern / Sensual R’n'B così tipico della produzione musicale grassigliesca, “More” affascina ma non sconvolge, piace ma non fa impazzire, forse per la presenza di un middle eight eccessivamente “più forte” del ritornello, o forse per un paio di soluzioni armoniche che io personalmente avrei prediletto usare in punti diversi del brano. Che è rimasto totalmente inedito e, ad oggi, rimane l’ultimo dei nostri brani scritti a sei mani.

35) Blatant Lies

Tuesday, April 20th, 2010
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E proprio nel periodo in cui io decisi che dovevamo scrivere quanta più nuova musica possibile, darci da fare per smuovere le acque e far andare finalmente avanti il Progetto Discografico della mia Socia, cominciammo a perdere tempo nei modi più disparati possibili: da un lato l’Amico Di Tutti premeva sempre più rabbiosamente perché S si liberasse di me e la coinvolgeva in progetti di ogni genere (alcuni buoni, altri pessimi), dall’altro la Regista me la portava via per interi pomeriggi per la scrittura di un musical che non avrebbe mai visto la luce. Ci fu poi – come già sapete – la questione del testo di “Hidden Treasure(s)“: intere serate a scrivere e a riscrivere: una volta il testo era banale, un’altra volta non ricalcava con sufficiente esattezza il fake english della primitiva versione mia e di Alby (e vi giuro che non è facile ricalcare una roba tipo “I whasn you bye, checkafree ado mobye“), un’altra volta era troppo tossico, un’altra ancora troppo poco tossico, etc. E poi i live della Sara 6 Acoustic Family, belli finché si voleva ma gravati dal fatto che le prove venivano fatte a Modena, ergo non propriamente dietro l’angolo.

Fu quindi un miracolo per me e il mio Probo Cugino Alby trovare in quell’Autunno – Inverno 2003 una mezza giornata per sottoporre a S un pezzillo buttato giù assieme, “Blatant Lies” perché lei ne scrivesse la melodia. Il genere era francamente Modern R’n'B, probabilmente ispirato ai vari Craig David che  a quell’epoca stavano mietendo successi planetari, e di questo fa fede il fatto che il ritornello è basato su due soli accordi (nele strofe potei però sbizzarrirmi con i miei soliti accordini micidiali). Cercando di essere più moderni possibile, abolimmo l’uso del piano affidando l’armonia a una chitarriella campionata (e saggiamente effettata) e a un piano elettrico piuttosto glamour.

Il risultato non fu eccelso: nonostante la suadente melodia di S, pacata nelle strofe e vigorosa nei ritornelli, e nonostante il furbissimo uso, nel finale, della melodia di un recente nostro brano senza speranza alcuna di pubblicazione, “Fantasy” (la stessa melodia che poi riutilizzammo nell’Estate 2007 per il multiforme ed elegante brano “Everybody Wants You“, per la serie “Non si butta via mai nulla”), non convinse né me, né Alby, né S, né Chi Di Dovere. Al riascolto dopo più di sei anni, “Blatant Lies” risulta piacevole, ma sicuramente di difficile collocazione.

Riaffacciandosi nel Gennaio 2004 l’idea (altrui) di rendere “meno Pop e meno R’n'B” il progetto discografico di S, io e Alby pensammo di fare una versione Dance di “Blatant Lies”. S però era indisponibile a cantare una nuova parte vocale, e i software a nostra disposizione ciucciavano troppa RAM ai nostri computer di allora per permetterci di accelerare a dovere le tracce dell’Autunno precedente senza far andare in bomba Mac OS 9 (qualcuno sa di cosa sto parlando?); fu così che – per la prima ed ultima volta, perché in seguito ci dotammo entrambi di tanta, tanta RAM ma soprattutto di Mac OS X – escogitammo l’escamotage: dividere in più parti le tracce vocali di S e convertirle una per una in files REX da far suonare a Reason. Detta così sembra una cagata, ma funzionò maledettamente bene, dando alla voce della Proba un effetto avvolgente (simil – flanger, in realtà era proprio distorto!) molto ma molto bello. Va da sé che, lavorandoci sopra Alby, l’arrangiamento fu clamorosamente ed elegantemente House. Ma non destò alcuna emozione in Chi Di Dovere. Va da sé, il brano rimase (ed è) inedito.

29) Fantasy

Thursday, April 8th, 2010
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In quella falsamente felice Estate 2003 io e S ci prendemmo una decisa pausa dal nostro folle lavoro a quello che sarebbe dovuto essere il suo nuovo album, ma anche nell’occasione di una pausa dalla pausa (causa un live estivo con la Sara 6 Family, della quale ero da Febbraio il tastieraio ufficiale) io e la mia Proba Socia non potemmo fare a meno di lavorare: c’era un brano non finito di S che languiva nel limbo da lungo tempo (probabilmente dai tempi dei Taglia 42) e che decidemmo di completare ed incidere assieme.

Fantasy” non è di certo un capolavoro, ma è un pezzillo di quelli freschi e gioiosi, e la vera genialata fu scrivere un ritornello in minore su una tonalità totalmente diversa da quella della strofa: ciò portò ulteriore freschezza al brano, e, soddisfatti del risultato, io e S ci ripromettemmo di mettere mano a tutte le rispettive “idee non finite”. Ovviamente non riuscimmo mai a mettere mano a tutte, ma nei mesi ed anni successivi molte vecchie idee passarono al nostro vaglio, e da alcune di queste nacquero alcuni pezzilli per Torino 2006, ma questa è un’altra storia.

Che ne è stato di “Fantasy”? Nulla, ossia è e rimarrà inedita: un suo frammento (la melodia del finale), però, lo usammo alcune settimane dopo per “Blatant Lies“, brano che scrivemmo con Alby Grassigli, e di nuovo nell’Estate 2007 per il brano intitolato “Everybody Wants You“, originariamente concepito per il Progetto “C”, brano di tutt’altra fattura rispetto a “Fantasy” che però seguì lo stesso destino: non essendo ritenuto degno del suddetto Progetto, fu accantonato per sempre, con nostro (mio) sommo dispiacere.

24) Steal My Breath / Coco

Monday, March 29th, 2010
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In quella radiosa (e anche un po’ troppo calda per i miei gusti) primavera del 2003 sembrava dovesse accadere tutto e di tutto e di tutto il meglio per me e la mia Proba Socia: la playlist del suo futuribile secondo album da solista già conteneva un discreto numero di brani di buona fattura, e la consegna dall’alto era e restava sempre quella: scrivere, scrivere, scrivere.

Visto l’ottimo successo di “Hidden Treasure” (scelta da Chi Di Dovere al primo colpo), io e Alby capimmo che stavamo (forse) andando nella direzione giusta, e ci mettemmo al lavoro su un brano che io avevo iniziato, completato, ri-iniziato e lasciato lì a decantarsi nell’Estate 1996, “Rape My Heart” (il ‘96 era stato il periodo dei titoli tremendi, ma questa è un’altra storia): lo ricostruimmo daccapo facendone un brano suadente, morbido, quasi Hip Hop ed altrettanto Soul, dal suono moderno, ricco di Fender Rhodes effettati e di sintetizzatorini ben loopati e saggiamente usati, cambiando il titolo nel più fruibile “Steal My Breath“.
Portato il brano a S, lei ne cambiò una parte del bridge (laddove io avevo inventato una roba effettivamente troppo “troppo”) e ribaltandone alcuni tratti del ritornello, facendone qualcosa di ulteriormente migliore, con soddisfazione mia e di Alby. Questo nuovo brano a sei mani piacque a Chi Di Dovere, che si (e ci) ripromise di tirarlo fuori in caso di bisogno (questo poi, come vedremo, accadde nel 2008).
Nell’attesa, e intanto che io e S sfornavamo negli anni brani su brani, io di tanto in tanto mi riascoltavo “Steal My Breath” ed ogni volta mi convincevo che forse avrebbe funzionato bene anche in una versione più veloce: fu così che nel 2006 – si parlava e vociferava ai tempi di un progetto Funk Dance per gli Zodiac – ne feci una versione esplicitamente Dance, che non riscosse alcun entusiasmo. Poco male, pensai, avevamo tanti altri buoni brani!

Il brano fu ufficialmente da noi riesumato dietro richiesta di Chi Di Dovere agli inizi del 2008, quando ci fu bisogno di un brano Dance suadente e sexy per il Progetto C: ci fu richiesto, in particolare, di dotarlo di un ritornello migliore di quello già presente: fu così che io ed S ci mettemmo al solito alacre lavoro e dalle ceneri di “Steal My Breath” nacque “Coco” (se e quando Dio vorrà e il Progetto C andrà in porto saprete il perché di tale titolo, ok?).
Il nuovo ritornello del brano, giova dirlo, è – platealmente – un mezzo plagio, bellamente ispirantesi ad “Unbreak My Heart” di Toni Braxton, ma – dopo un numero di battute sufficienti a pararci il culo coi diritti d’autore altrui, chiamateci scemi – virante su tutt’altro genere, molto anni ‘70, molto glamour e molto arioso. “Coco”, diciamo anche questo, non è un pezzone della madonna, ma ha il suo perché ed è funzionale per il Progetto C, a dispetto del fatto – che è d’uopo menzionare – che, a conti fatti, personalmente trovo la vecchia “Steal My Breath” di gran lunga più interessante.

Che fine ha fatto, quindi, “Steal My Breath” / “Coco”?
Deve ancora essere dotata di testo definitivo, ma è quasi sicuro che farà parte del Progetto C, che – se mai partirà e quando partirà – farà defecare nei bragaldini un sacco di gente, là fuori. Resta quindi nel cassetto, ma – grazie a Dio - non nel cassetto in cui si trovano a languire più di un centinaio di altri brani che – sigh – meriterebbero probabilmente migliore sorte.

23) Hidden Treasure(s)

Saturday, March 27th, 2010
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Hidden Treasure(s) è l’archetipo del fallimento totale di una buona idea, un buon progetto (per colpa di chi? Oh, non certo mia. Ho usato tutte le armi a mia disposizione, ma se nessuno mi si caga è colpa di quel nessuno, intendiamoci), una cosa bella e doverosa da fare.
Il brano era nato originariamente nella magica Primavera – Estate 1999 per mano mia e del probo Cugino Alby con tutt’altro titolo e tutt’altro scopo (in poche e brevi parole, uno dei nostri bizzarrissimi progetti giovanili), e, nell’entusiasmo della Primavera 2003 (hey, il disco di S era davvero in lavorazione: “Ego“, “Uranium Girl“, “Sometimes / I Wonder“, “Tradimento“, “The Answer’s Within“…), io decisi di riproporlo perché S lo cantasse: io e Alby, quindi, ci mettemmo probamente al lavoro e incidemmo una nuova versione del brano “shufflizzandolo” (chi ha capito ha capito) per meglio adattarlo allo stile fortemente R’nB del disco della mia Socia. Fui io a dare il nuovo titolo al brano, usando una delle mie frasi preferite (ai tempi): “Hidden Treasure“.

Il brano piacque a S, che ne cantò una poderosa versione in finto inglese (ma modificando una parte del bridge, onestamente la più povera), e piacque anche a Chi Di Dovere che mise immediatamente al lavoro il famigerato Arranger, il quale in poche settimane (si arrivò all’Estate) ne sfornò dapprima una versione acustica, ricca di chitarre molto efficaci, soave e – poteva essere altrimenti? – totalmente deshufflizzata – il che stupì me e Alby, perché il brano era tornato ad essere esattamente quello del 1999! – e poi (nell’Autunno 2003) una più pesante versione in cui alla soavità delle strofe (non toccata) si contrapponeva la ruvidezza Rock di un ritornello denso e anzi pregno di chitarre incazzatissime.

Nel frattempo, io e S ci eravamo messi al lavoro per scrivere un testo: ne sfornammo tanti, tantissimi, sia insieme che separatamente (il mio originario testo poi andò a costituire l’ossatura di “You And Me” nell’Estate 2004), e nessuno di questi testi andava bene perché “non ricalcava esattamente il fake english di S” (esigenza piuttosto bizzarra, se ci pensate bene, huh?): col quattordicesimo testo arrivammo a ciò che si stava cercando, con soddisfazione di pochi, però, perché ad essere sinceri era un testo piuttosto stupido che non portava da nessuna parte: eravamo troppo stanchi, però, per metterci a lavorare a un quindicesimo testo – diciamo pure che fummo presi per stanchezza.

Entrambe le versioni strumentali dell’Arranger ricevettero ottime tracce vocali di S (incluso uno straziante urlo all’inizio del secondo ritornello, per me ancora a tutt’oggi inspiegabile e anzi propriamente inopportuno), e nell’Estate del 2004, finalmente (mentre fervevano i lavori per il nostro piccolo capolavoro – anch’esso incluso nella list dell’album di S – “The Answer’s In Me“) Chi Di Dovere produsse la sua robusta – forse anche troppo robusta versione, che ebbi il piacere di ascoltare in una bizzarra serata del Settembre 2004. A quei tempi, il brano aveva una “s” in più: “Hidden Treasures”. Ed è così che è rimasto.

Che è successo a “Hidden Treasure(s)”?
E’ inedita, e rimarrà tale finché qualcuno non si degnerà di toglierla dalla polvere in cui immeritatamente è stata buttata (ed è  che langue il disco di S, beninteso).

20) April

Sunday, March 21st, 2010
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La Primavera 2003 si aprì all’insegna dell’entusiasmo: il nuovo software a mia disposizione (regolarmente acquistato, s’intende), Reason, mi apriva possibilità mai viste prima: già di per sé la Sound Bank conteneva suoni campionati come Zio comanda, e in più tutta una serie di refills disponibili su internet (a pagamento, s’intende) mi dava modo di produrre demo d’una qualità infinitamente superiore. Mi innamorai di Reason in pochi minuti ed iniziai a scrivere un sacco di brani (alcuni dei quali sono tuttora inediti), e una volta che pure la mia proba Socia fu dotata dello stesso software, iniziò la nostra seconda fase di diarrea artistica, che si aprì con un pezzillo R’n'B alla Erykah Badu dal titolo “Aprile” (ok, ok, sempre la nostra scarsa fantasia nell’inventarci titoli).

“Aprile” era piuttosto astrusa, molto casuale e naive nella sua struttura, e di certo la stranissima melodia che elaborammo non era tutto questo gran che, ma la possibilità di produrre demo di quella qualità ci galvanizzò: iniziammo a trovarci a lavorare sempre più spesso (Amico Di Tutti permettendo: egli iniziò proprio in quei giorni a farmi a guerra, tentando in tutti i modi di “togliermi di mezzo”) e non abbandonammo mai più Reason, nonostante in tanti abbiano poi tentato di proporci di sostituirlo con il francamente orribile Ableton o l’insulso Logic (che da quando lo produce la Apple fa ancora più schifo) o l’impossibile Digital Performer (che proprio in quegli anni conobbe un certo successo negli addetti ai lavori – ora non credo che lo usi più nessuno). E in quella stessa nuova fase della nostra già allora proficua collaborazione nacquero i primi piccoli capolavori: “Hidden Treasure” (scritta con Alby Grassigli) e “Take It Or Leave It“.

Che Fine Ha Fatto “April”?

E’ rimasta ovviamente inedita, e sinceramente non avrei la più vaga idea di come migliorarla o arrangiarla. Ma mai dire mai. Anche “Angel In Red And White” – del 2004 – era finita nel dimenticatoio e nel 2008 è tornata a nuova vita. Ma questa è un’altra storia.

8) October Dance

Thursday, February 25th, 2010
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Ottobre 2002 fu davvero un mese pieno di entusiasmo: io ed S avevamo trovato la socia / il socio ideale (rispettivamente), e in poche settimane la mole di lavoro intrapresa era già ragguardevole sia come quantità che qualità. Certo, c’erano state anche alcune battute di arresto: io le feci cantare la mia “Disease Of The World” ma ne venne fuori una versione KateBushesca che era sì pregevole ma non per il sottoscritto, che detesta Kate Bush (ok, “Babooshka” e “Wuthering Heights” sono grandi brani, ma io quella voce non riesco ad ascoltarla, è più forte di me), così come lei (S, non Kate Bush) mi aveva affidato il testo del suo brano “Non Dirlo Mai” sulla quale però stranamente mi arenai, e a ben pensarci non avevamo ancora davvero scritto un brano assieme!
Through With You“, e “The Edge Of My Mind” infatti erano brani miei, “Ego“, “Ognuno E’” e “Heat Me” erano brani suoi, e “Breaking Down” un suo cantato improvvisato a cui semplicemente io avevo aggiunto gli accordi. Vero è che in quest’ultimo brano avevamo aggiunto assieme una parte simil-classica, ma un brano scritto assieme fifty-fifty non esisteva ancora.

Siccome siamo degli originaloni, inaugurammo un modo piuttosto bizzarro di concepire nuove creature: io, qui a casa mia, ad incidere una base dall’inizio alla fine con accordi e tutto, e lei, a casa sua (in mia presenza, beninteso) ad inventarsi una melodia sulla mia base.
Detta così fa ridere, eppure funzionò (e funziona ancora oggi): in pochi giorni nacquero, in sequenza, due brani francamente dance: l’interessante “October Dance” e la storicissima “Uranium Girl“, della quale parlerò in uno dei prossimi post.
La base di “October Dance”, da me concepita in perfetta solitudine, univa ai soliti tipiti – tipiti – bunci – bunci tipici della pedestrepelosa House da Discuteca il mio solito florilegio di accordi di undicesima, con uso e abuso di piano e piano elettrico: quella primitiva versione del brano, al riascolto, tradisce molta della mia inesperienza di allora in fatto di incisione digitale (basandosi su un pattern da me creato sulla mia storica batteria elettronica Roland 909, non seguiva nessun click; gli strumenti erano incisi in formato audio senza nessuna possibilità di quantizzazione, cambio di tonalità etc), ma seppur nella sua ruspantezza aveva il suo perché e il suo percome, ed S ci si inventò sopra una melodia davvero brillante e perfettamente in stile, ideando un ritornello ripetitivo ed orecchiabile. Fu davvero un vero piacere, quella sera dell’Ottobre 2002, ascoltare e riascoltare il risultato del nostro lavoro, soprattutto per me, e per due motivi.

Primo: già allora mi ero reso pienamente conto che S dava ad ogni brano lo stesso identico peso e valore che dava a tutti gli altri; era raro, insomma, che lei si invaghisse particolarmente di un dato pezzo come invece faccio io, che, una volta conclusolo, me lo ascolto e riascolto magna cum goduria decine di volte. Lei è insomma il tipo che, finito un pezzo, lo ascolta fumandosi una sigaretta con aria compiaciuta e poi dice: “Bene, ora ne scriviamo un altro.” A lei, peraltro, non sembrò importare gran che il fatto che “Dance Ottobre” fosse il primo brano che avevamo davvero scritto assieme; a me sì, come avete già capito. Da un lato, attenzione: questo non è esattamente e solamente un pregio. Come vedremo, ho ben presto scoperto che S tende a dimenticarsi totalmente della maggior parte dei brani che scrive. Questo è anche colpa della sua iperproduzione, certo; ma non solo.

Secondo: S aveva – e tuttora ha – l’immane capacità di capire al volo le mie armonie. Mai in tutti questi anni ha male interpretato una sola mia sequenza di accordi con note che non fossero quelle giuste: la sua melodia è sempre perfettamente adatta al contesto armonico da me creato. Ora ci sono abituato, è ovvio, ma allora fu per me una piacevole sorpresa.

Ovviamente, nemmeno “October Dance” fu accolta con entusiasmo da Chi Di Dovere, ma noi allora non eravamo certo quelli che vanno facilmente in depressione, e fu così che mi rimisi al lavoro nello stesso identico modo e ne nacque, qualche giorno dopo, “Uranium Girl”.

Per quasi quattro anni “October Dance” se ne è stata buona buona zitta a languire in un cassetto, raggiunta nella sua ignavia da una caterva di altri brani Dance da noi scritti negli anni (tanto per la precisione, oltre a “Uranium Girl”, “Heartbeat“, “Steal My Breath” – che nel 2007 è diventata “Coco” -, “Blatant Lies” (originariamente brano R’n'B scritto con Alby Grassigli), “Revolution“, “Music Around Me“, “Touch My Love“, “Come On Come On“, “Come On Come On Part II“, “All Around” – confluite nel 2007 a formare un solo brano, dal titolo “Welcome To The Bitch” – “White 7“, “Don’t Wake Me Up“, “Dee One” ed “Ego Bis“), finché, esattamente nel Maggio 2006, non mi sono deciso a reinciderla daccapo e a renderla giustizia.
L’attuale versione di “October Dance” è se possibile ancor più elegante e signorile dell’originale, e probabilmente ancor più Dance; l’unica grossa differenza compare a 2:38 dall’inizio, dove al posto del noioso finale di quattro anni prima ho deciso di mettere una delle mie più acide sequenze di accordi ed un funzionalissimo intreccio tra la melodia della strofa e quella del ritornello, il tutto punteggiato da un synth suonato all’impazzata, con mio sommo divertimento. Il risultato finale mi soddisfece davvero tanto, anche se sapevo che sarebbe stato giudicato “troppo Acid Jazz”, frase (tipica dell’eloquio della mia Socia) ….che di per sé non vuole dire nulla. Chiariamoci serenamente: che cosa vuole dire che un brano è “troppo Acid Jazz“? E’ come dire che “La Cumparsita” è “troppo Tango”. E’ come mangiare una bistecca di cavallo e dire: “troppe proteine”. Fra l’altro, c’è gente che con l’Acid Jazz ci ha fatto i milioni, quindi perché disprezzare un genere musicale che ha sempre fatto della qualità la sua risorsa numero 1? Bah. Cose che non capirò mai. Mai.

Qual è quindi il destino di “October Dance”?

Lo stesso di tutti i brani nominati nei precedenti episodi di questo blog. Ma conto di riesumare il brano non appena si ripresenterà l’idea – già accarezzata più volte, e non dal sottoscritto – di intraprendere il lavoro su un progetto francamente Dance o che includa questo genere. “October Dance” è un brano che considero fieno in cascina, e se Dio vorrà prima o poi risorgerà dall’ignavia e dalla puzza di chiuso di tutti i cassetti in cui ha giaciuto – non per mia volontà – fin ora.  Anche se, beninteso, è “troppo Acid Jazz”.

Dopo Anni E Anni

Thursday, March 27th, 2008
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… oggi io e il proberrimo Alby siamo tornati a fare musica assieme! I due branilli “buttati giù” hanno già qualcosa di interessante, e ci torneremo sopra molto presto. Il problema da affrontare era molteplice: da un lato, come già detto, non scrivevamo musica insieme da varie ere geologiche, e nel frattempo a entrambi è successo e capitato di tutto, di più; io poi sono ben abituato a lavorare a stretto contatto con un’altra persona, mentre lui invece è aduso a lavorare in perfetta solitudine; inoltre, benché amanti dello stesso tipo di musica, negli ultimi anni i rispettivi repertori sono stati quanto di più diverso e dissimile si possa immaginare. Ma non abbiamo avuto paura e non ci siamo lasciati spaventare, quest’oggi è stato un ottimo inizio.

Il primo dei due branilli (un ibrido tra il 60’s Pop e la moderna Lounge) ha alcune somiglianze abbastanza vaghe con altri brani del genere, ma, santo cielo, il secondo si sta rivelando all’ascolto davvero interessante, quasi interamente basato su un giro di accordi che obbliga la melodia ad ardite salite e a scoscese discese.

Avanti così, perché la classe non è acqua.

Volitivi E Pertinaci

Wednesday, May 23rd, 2007
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Noi si va avanti


In un’altra “due giorni” di quelle da brividi – brivodi – brù, il Vostro Dinamico Duo aveva due compiti ben precisi: 1) sfornare un nuovo e più roboante ritornello per la vecchia “Steal My Breath“, concepita e realizzata nell’ormai trapanato remoto 2003 dai suddetti due assieme al proberrimo Alby Grassigli (cugino dello scrivente, come sàssi): in tutto ne abbiamo elaborati tre: uno decisamente aderente al mood del brano originale (e a me più gradito), uno che non ci è piaciuto neanche un po’ ed uno in cui il ritornello arriva come un cartone in faccia, mutando completamente l’atmosfera del brano e sfociando in ‘70issimi accordi di settima maggiore procurati dal sottoscritto (che però sente ancora quel ritornello come “improvviso e dispettoso”); needless to say, è stato scelto il terzo. 2) estrarre dal magico cilindro una nuova idea per un pezzillo, sempre legato al Progetto “C”, che però non ci aveva soddisfatto appieno (trattasi di “Oh My God I’Ve Got A Job“): a dispetto di un ritornello talmente allegro da sembrare scioccherello, la nuova “Oh My God” ha il suo perquando e il suo perquantunque.

Manca ancora qualcosa per completare il Progetto “C”, ecco quindi che i prossimi giorni i Vostri Eroi torneranno all’azione. Di più non posso dirvi.

L’Unione Fa La Forza

Tuesday, April 18th, 2006
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S vagheggia di un “grande team”, composto da menti eccellenti per portare avanti i nostri e suoi progetti portando i progetti stessi a un punto più alto di qualità.

E lo fa alla maniera sua: da persona onesta ed altruista qual è e qual è sempre stata (onesta al limite del masochismo), propone ad esempio un progetto parallelo in cui io e Alby forniamo la grezza base funk/r’n'b, lei la melodia, il giovane e talentuoso tastierista Alberto Linari validi cazzilli di piano jazz e il magnifico Dan The Voice la sua ugola unica al mondo.

Detta così, la cosa lascia intravvedere risultati ben più che lusinghieri, visto che ognuna delle parti coinvolte apporterebbe (e senza neanche grossi sforzi, tra l’altro) il proprio essenziale contributo nei modi e nelle maniere più consone e aderenti al proprio talento: io e Alby siamo in grado di costruire un canovaccio R’n'B da paura in pochi minuti, così come S può farsi venire in mente quaranta melodie diverse, una migliore dell’altra; Alberto, poi, ha dato prova di una valentia impressionante, per tacere della grande, grandissima voce di Dan.


Attenzione, però. L’idea di base, e non parlo della “base R’n'B”, ma del progetto stesso, delle intenzioni che vi stanno dietro, della visione di “cosa fare” di tale progetto devono essere ben chiare nella mente di tutti. Auspico perciò che vi sia in tutti coloro che ne faranno parte una piena consapevolezza del “perché ciò si farà”, se si farà. Sono quindi necessarie basi solide per intraprendere un simile lavoro, anzi, basi solidissime, senza che nulla, ripeto nulla, rimanga campato per aria. Il rischio della “dispersione degli sforzi e degli intenti” è ben visibile. Basta solo che uno degli anelli della catena pensata da S non sia compliante con la visione generale del progetto, e la cosa si rivelerà solo una perdita di tempo, o tutt’al più, l’ennesimo “lavoro molto bello che nessuno al mondo mai udirà su un CD”.


E poi, parlando sinceramente: il progetto principale rimane quello di S. Non ci piove ne’ ci nevica.

Quando Si Dice PdM

Thursday, March 9th, 2006
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Ha ragione Alby, “The Game” va provvisto di “orza, cattiveria, cazzutaggine e forse ancora non basterà“. No, non è quello che mi ha detto l’altra sera, ma è il succo del brainstorming al riguardo. Nato mesi fa come “un pezzillo Arenbì qualsiasi“, è troppo energetico e strizzante l’occhio per venire abbandonato a se stesso.

Nel mio intento di farne un colossale hit (e anche per dimostrare che si può fare del Soul Mica Micio Micio anche essendo bianchi ed essendo nati una ventina d’anni dopo), sto aggiungendo florilegi di elementi Soul, Funk e Hip Hop, tra cui clavinet effettati, wurlitzer e rhodes a manetta, percussioni, fiati e una miriade di batterie che, sovrapposte l’una all’altra e senza fare a cazzotti con tutto il resto, rendano il tutto estremamente ritmico e “shake yer booty“.

Inoltre, sto conducendo esperimenti sulla voce di S. Io sono ancora agli inizi, nella mia pignola attività di editor, e non ho mai ecceduto nella cura delle tracce vocali, ma dopo tutto ho speso pilla per una quantità di VST che sarà anche meglio ch’io principii ad usare, giusto? Bene, in “The Game”, la voce di S deve venire fuori tutta. Il problema è che la voce di S è meravigliosa, ma il file fa schifo, è secco come il culo di un cammello, e aggiungere semplicemente del riverbero dà l’idea che S abbia cantato dalla cantina di casa sua. Nei giorni le tenterò tutte, tanto non c’è nessuna fretta e, diciamolo, S non si ricorda nemmeno più di averlo scritto, quel pezzo! :)


Ricordo che il Capo disse: “E’ un po’ old style“, con questo intendendo che mancava completamente di modernità. Vero. Lui però con ciò criticava il brano, ebbene io ho inteso ciò come un gran complimento, perché “The Game” NON DEVE essere un brano del XXI secolo. No, no. Questo suo rifarsi agli anni ‘70 (e in particolar guisa a Stevie Wonder) è la sua forza. Ecco perché, se possibile, io sto INVECCHIANDO ulteriormente il brano, e sono certo (perché ne sono certo) che quando sarò riuscito ad averlo esattamente come io l’ho in mente, “The Game” sarà talmente anni ‘70 che risulterà all’avanguardia. Ci metterò secoli, ma ce la farò.

Ehm

Tuesday, October 5th, 2004
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E mentre l’eMac di S langue in un centro assistenza (solo lei poteva distruggere la scheda madre, e più avanti narrerò di come ha fatto, come ammonimento per chiunque possieda un computer), io vado avanti con le mie e sue cosucce e un bel po’ di ottime idee… per quanto riguarda “Zenith“, io e Alby siamo al lavoro sulla nuova versione di “Problemi Boemi“, che, come già ho accennato tempo fa, sarà cantata da entrambi – e come potete immaginare, qualche elemento dell’originale demenzialità del brano rimarrà, incluso il fatto che in una strofa canteremo una parola a testa, alternativamente! :) – e per “Elegantly Wasted” sto seriamente pensando di recuperare il vecchio cantato del 1998 – che a me continua a piacere molto – ed incollarlo bellamente sulla nuova versione strumentale – che a occhio e croce credo sia la 2 punto 158 punto 1970 o qualcosa del genere, oramai tra una cosa e l’altra ci sto sopra dallo scorso Marzo, argh! -, chi sa mai che non sia la scelta giusta… adoperare l’originale incisione analogica è improponibile, non perché sia una brutta registrazione – anzi, tutt’altro – ma perché nel mastering finale non saprei come renderla atta a stare assieme alle nuove incisioni – non c’è niente da fare, la differenza tra analogico e digitale è davvero abissale.

Sempre per quanto riguarda “Zenith”, sto anche pensando di recuperare un brano che faceva parte del progetto originale, dal titolo “Curfew For A Trench Mouth” (il titolo è tutto un programma)… una cosuccia Pop che al riascolto del vecchio demo mi è piaciuta tantissimo – di tanto in tanto riascolto i provini degli anni ‘90… di certi mi ero completamente dimenticato… vedremo.


Ora, veniamo a come la Nostra Eroina ha distrutto la scheda madre dell’eMac: stava pulendo il pavimento sotto la scrivania e ha dovuto staccare alcune spine, senza controllare quali. Guarda un po’, una era quella dell’eMac, che in quel momento si stava avviando.

Non si stacca la spina a un computer durante l’avvio, ragazzi. Scrivetevelo, segnatevelo, tatuatevelo sulla pelle.

Mp3! La Nuova Versione!

Monday, September 27th, 2004
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Chi possiede la vecchia versione non troverà eccessivi modifiche nella nuova, da me reincisa nello splendore del digitale nel corso dell’Estate: il brano è rimasto fondamentalmente lo stesso, ma ai più attenti – so che tra voi che ne sono, he he – non saranno sfuggite alcune cosucce: ad esempio, questa versione è più veloce di quella del 2000, e presenta un pianino elettrico dei miei a sottolineare certi punti (gli incisi, ad esempio) (e quando dico incisi, dico incisi, ok? ;) ) e alcuni accordielli ancor più cattivi (nei ritornelli, e quando dico ritornelli… va beh, ci siamo capiti).

Parlando del finale, beh, quella lì è la sequenza di accordi più stronza che esista (la nota più alta è sempre quella = un sol; l’avevate notato, vero?), e ne vado fieramente fiero, e ho deciso di renderla un crescendo: a piano, synth e basso affianco da subito uno shaker e un tamburello, poi arriva la mia voce e un loop di congas, la batteria, il battimani, una sezione fiati cattivissima, per finire con una chitarra, e un allegro coro (in realtà sono io sovraincisomi una ventina di volte, mica avevo voglia di reclutare gente).

A questo punto le cose cambiano a seconda della versione: quella che vi ho regalato per il mio compleanno (si dice “grazie”, bastardi! :) ) presenta un fade-out degli strumenti seguito successivamente da quello delle voci, mentre quella che comparirà su “Zenith“, che arriva alla bellezza di sei minuti (ebbene sì), finisce col solo coro e vari altri cazzilli.


Ora, mi si chiederà perché tenere tanto lungo ’sto finale… ma è presto detto: “Mp3!” è il brano di chiusura di “Zenith“, e un megalomane / presuntuoso come me non poteva non elaborare qualcosa di simile… se potessi, farei finire il brano con un coro di monaci salmodianti, ma come ben si sa – va beh, Beppone, TU lo sai – nemmeno il buon Giovanni Lennon si poté permettere nulla del genere… :)


Cosa manca ora a “Zenith”? I seguenti brani: “Elegantly Wasted” – che mi sta dando immensi problemi: non riesco a capire perché nessuna odierna versione riesca ad avere un effetto migliore di quella del ‘98-’99 – “Problemi Boemi” – praticamente già allestita – che sarà un duetto con l’ineffabile Alby Grassigli, coautore con me del brano, “Chocolate Tears” – che abbisogna di una nuova parte vocale – e “Onomatopoeically” – già appannaggio degli amici della Members Section, mentre altri brani come “Pelouche” e “A Temporary Moment Of Youth” ne rimarranno fuori (ma uno dei due comparirà su un progettino parallelo, non dubitate). Non azzardo la data di release, anche perché sono giorni d’assiduo lavoro con S: dopo “Settembre” stiamo affrontando (incredibile dictu) il già nominato brano-a-un-solo-accordo, vedremo cosa ne salterà fuori.


Baci e abbracci a chi mi vuol bene; agli altri, invece, dita negli occhi.

E Poi? E Poi?

Friday, September 10th, 2004
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(e poi sarà come morire)


Mea culpa, mea culpa. Tutta mea. Mi sono accorto troppo tardi che il mio videoregistratore non andava più – morto, probabilmente perché non lo uso da più di un anno? – e non ho pensato di avvertire Alby… ergo, devo contare sulla valentia della mamma di S – che oramai sono anni che videoregistra la figlia – per vederne l’esibizione su Rai 1 in occasione del Live Tribute a Lucio Battisti di ieri sera. Io avevo uno di quegli impegni ai quali non si può dire di no. Family affairs, in pratica.

Era da un annetto che S non compariva in tv, ed anche se è partita da una persona che non mi piace e non stimo – qualcuno di voi avrà già capito di chi sto parlando – la cosa non può che farmi un piacere immenso: fosse per me, S dovrebbe stare in tv tutti i giorni a tutte le ore del giorno e della notte.


Veniamo a me. “Onomatopoeically” è già bell’e pronta (nuovi effettini qua e là, devo giusto abbassare il riverbero su cassa e rullante – che sull’impiantino nuovo mi sono sembrati troppo “tonanti”), “Mp3!” lo è quasi (sto cercando un effetto “party” di gente che si diverte a una festa, con chiacchiere e rumor di bicchieri… se lo avete ed è royalty free, sapete come contattarmi, sarete ricompensati con ricchi doni), con un finale quasi – a – sorpresa che costituirà ovviamente il finale dell’intero “Zenith” (ok, non dite niente, lo so anch’io che ormai quell’album lì vi ricorda la fabbrica del duomo di Milano) mentre “Elegantly Wasted” e “A Shower Of Blows” sono ancora un po’ indietro… da un lato, mi è stato impossibile ricreare l’energia e la carica delle originali incisioni (risalenti entrambe al 1998), dall’altro devo ammettere che la mia voce non è più quella di un tempo, e devo attendere uno di quei giorni in cui si rifà viva… :)

Problemi Boemi“, invece, attende la partecipazione di Alby (sarà un duetto, ebbene sì) e Betty, che nella versione in 12/8 aveva cantato nei cori finali – un altro family affair, insomma.


Settembre“, invece (nuova creazione della Premiata Coppia B & S), merita qualche altro giorno di lavoro: ora come ora mi dà l’idea di un brano ancora largamente incompleto: probabilmente al ritorno di S da Napoli dovremo fornirla di un bridge (ok, Arrigo, ok… di un inciso, ok… ma se tu sapessi i problemi di nomenclatura… per alcuni l’inciso è il ritornello… altri invece anziché bridge dicono “middle eight”, altri ancora lo traducono “ponte”, e certi lo definiscono “lancio del ritornello” o “parte speciale”, aaargh!) fatto come si deve.

Naso Tappato Ma Idee Chiare

Monday, May 3rd, 2004
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Le due settimane post – Svezia sono tornate utilissime per intraprendere una profonda riflessione sui miei obiettivi e sulle mie priorità.

Ho scritto una marea di brani nuovi e sto sempre attendendo che dalla Romagna qualcosa si muova per fare a mia volta le mie mosse. Certo, devo scontrarmi come sempre con la pigrizia, mia (devo ammettere che lavorare per l’anima del cavolo non fa certo venir voglia di darci dentro come un forsennato) e altrui. Mi pregio di farvi un esempio: io e S stiamo insistendo perché il disco della Catalana venga non solo prodotto dal Supremo, ma contenga quanti più brani G&O possibile. A questo proposito, io sto insistendo da due mesi (leggansi due mesi, ripeto per i disattenti, due) con il Miglior Autore Che Io Conosca perché riarrangi un certo brano, scritto a sei mani da me, lui e S. Niente. Che devo fare? Piombargli in casa e costringerlo con un fucile puntato alla tempia? Altro esempio: i miei brani stanno facendo una fine ingloriosa: nessuno di loro è stato incluso nella pre – produzione da presentare ai Pezzi Grossissimi – che speriamo non si rivelino dei Grossissimi Pezzi, sapete bene anche voi di COSA), ma non perché non siano validi, ma per una sorta di pigrizia mentale che ha fatto sì che venissero dimenticati.

It’s me against their laziness, that’s all.

Devo quindi impormi di più, con tutti coloro che hanno le mie fortune artistiche nelle loro mani. Il mio modo di fare gentile, umile ed accomodante mi sta portando davvero poco. Ora dovrei mettermi a lavorare ai MIEI pezzi (dovranno piangere in cinese per averli), ma c’è un piccolo problema: ho il naso tappato dalla mia solita rinite allergica. Un anno fa di questi giorni iniziò la Tremenda Estate 2003 e stavo di gran lunga meglio. Non so come farò a cantare in queste condizioni.