Ottobre 2002 fu davvero un mese pieno di entusiasmo: io ed S avevamo trovato la socia / il socio ideale (rispettivamente), e in poche settimane la mole di lavoro intrapresa era già ragguardevole sia come quantità che qualità. Certo, c’erano state anche alcune battute di arresto: io le feci cantare la mia “Disease Of The World” ma ne venne fuori una versione KateBushesca che era sì pregevole ma non per il sottoscritto, che detesta Kate Bush (ok, “Babooshka” e “Wuthering Heights” sono grandi brani, ma io quella voce non riesco ad ascoltarla, è più forte di me), così come lei (S, non Kate Bush) mi aveva affidato il testo del suo brano “Non Dirlo Mai” sulla quale però stranamente mi arenai, e a ben pensarci non avevamo ancora davvero scritto un brano assieme!
“Through With You“, e “The Edge Of My Mind” infatti erano brani miei, “Ego“, “Ognuno E’” e “Heat Me” erano brani suoi, e “Breaking Down” un suo cantato improvvisato a cui semplicemente io avevo aggiunto gli accordi. Vero è che in quest’ultimo brano avevamo aggiunto assieme una parte simil-classica, ma un brano scritto assieme fifty-fifty non esisteva ancora.
Siccome siamo degli originaloni, inaugurammo un modo piuttosto bizzarro di concepire nuove creature: io, qui a casa mia, ad incidere una base dall’inizio alla fine con accordi e tutto, e lei, a casa sua (in mia presenza, beninteso) ad inventarsi una melodia sulla mia base.
Detta così fa ridere, eppure funzionò (e funziona ancora oggi): in pochi giorni nacquero, in sequenza, due brani francamente dance: l’interessante “October Dance” e la storicissima “Uranium Girl“, della quale parlerò in uno dei prossimi post.
La base di “October Dance”, da me concepita in perfetta solitudine, univa ai soliti tipiti – tipiti – bunci – bunci tipici della pedestre e pelosa House da Discuteca il mio solito florilegio di accordi di undicesima, con uso e abuso di piano e piano elettrico: quella primitiva versione del brano, al riascolto, tradisce molta della mia inesperienza di allora in fatto di incisione digitale (basandosi su un pattern da me creato sulla mia storica batteria elettronica Roland 909, non seguiva nessun click; gli strumenti erano incisi in formato audio senza nessuna possibilità di quantizzazione, cambio di tonalità etc), ma seppur nella sua ruspantezza aveva il suo perché e il suo percome, ed S ci si inventò sopra una melodia davvero brillante e perfettamente in stile, ideando un ritornello ripetitivo ed orecchiabile. Fu davvero un vero piacere, quella sera dell’Ottobre 2002, ascoltare e riascoltare il risultato del nostro lavoro, soprattutto per me, e per due motivi.
Primo: già allora mi ero reso pienamente conto che S dava ad ogni brano lo stesso identico peso e valore che dava a tutti gli altri; era raro, insomma, che lei si invaghisse particolarmente di un dato pezzo come invece faccio io, che, una volta conclusolo, me lo ascolto e riascolto magna cum goduria decine di volte. Lei è insomma il tipo che, finito un pezzo, lo ascolta fumandosi una sigaretta con aria compiaciuta e poi dice: “Bene, ora ne scriviamo un altro.” A lei, peraltro, non sembrò importare gran che il fatto che “Dance Ottobre” fosse il primo brano che avevamo davvero scritto assieme; a me sì, come avete già capito. Da un lato, attenzione: questo non è esattamente e solamente un pregio. Come vedremo, ho ben presto scoperto che S tende a dimenticarsi totalmente della maggior parte dei brani che scrive. Questo è anche colpa della sua iperproduzione, certo; ma non solo.
Secondo: S aveva – e tuttora ha – l’immane capacità di capire al volo le mie armonie. Mai in tutti questi anni ha male interpretato una sola mia sequenza di accordi con note che non fossero quelle giuste: la sua melodia è sempre perfettamente adatta al contesto armonico da me creato. Ora ci sono abituato, è ovvio, ma allora fu per me una piacevole sorpresa.
Ovviamente, nemmeno “October Dance” fu accolta con entusiasmo da Chi Di Dovere, ma noi allora non eravamo certo quelli che vanno facilmente in depressione, e fu così che mi rimisi al lavoro nello stesso identico modo e ne nacque, qualche giorno dopo, “Uranium Girl”.
Per quasi quattro anni “October Dance” se ne è stata buona buona zitta a languire in un cassetto, raggiunta nella sua ignavia da una caterva di altri brani Dance da noi scritti negli anni (tanto per la precisione, oltre a “Uranium Girl”, “Heartbeat“, “Steal My Breath” – che nel 2007 è diventata “Coco” -, “Blatant Lies” (originariamente brano R’n'B scritto con Alby Grassigli), “Revolution“, “Music Around Me“, “Touch My Love“, “Come On Come On“, “Come On Come On Part II“, “All Around” – confluite nel 2007 a formare un solo brano, dal titolo “Welcome To The Bitch” – “White 7“, “Don’t Wake Me Up“, “Dee One” ed “Ego Bis“), finché, esattamente nel Maggio 2006, non mi sono deciso a reinciderla daccapo e a renderla giustizia.
L’attuale versione di “October Dance” è se possibile ancor più elegante e signorile dell’originale, e probabilmente ancor più Dance; l’unica grossa differenza compare a 2:38 dall’inizio, dove al posto del noioso finale di quattro anni prima ho deciso di mettere una delle mie più acide sequenze di accordi ed un funzionalissimo intreccio tra la melodia della strofa e quella del ritornello, il tutto punteggiato da un synth suonato all’impazzata, con mio sommo divertimento. Il risultato finale mi soddisfece davvero tanto, anche se sapevo che sarebbe stato giudicato “troppo Acid Jazz”, frase (tipica dell’eloquio della mia Socia) ….che di per sé non vuole dire nulla. Chiariamoci serenamente: che cosa vuole dire che un brano è “troppo Acid Jazz“? E’ come dire che “La Cumparsita” è “troppo Tango”. E’ come mangiare una bistecca di cavallo e dire: “troppe proteine”. Fra l’altro, c’è gente che con l’Acid Jazz ci ha fatto i milioni, quindi perché disprezzare un genere musicale che ha sempre fatto della qualità la sua risorsa numero 1? Bah. Cose che non capirò mai. Mai.
Qual è quindi il destino di “October Dance”?
Lo stesso di tutti i brani nominati nei precedenti episodi di questo blog. Ma conto di riesumare il brano non appena si ripresenterà l’idea – già accarezzata più volte, e non dal sottoscritto – di intraprendere il lavoro su un progetto francamente Dance o che includa questo genere. “October Dance” è un brano che considero fieno in cascina, e se Dio vorrà prima o poi risorgerà dall’ignavia e dalla puzza di chiuso di tutti i cassetti in cui ha giaciuto – non per mia volontà – fin ora. Anche se, beninteso, è “troppo Acid Jazz”.